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giovedì 30 ottobre 2008

Saprai che non t’amo e che t’amo

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

Pablo Neruda

venerdì 6 giugno 2008

Il colore del grano


In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…"
"Chi sei?" domando il piccolo principe, "sei molto carino…"
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono cosi triste…"
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Gli uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco amici. Che cosa vuole dire "addomesticare"?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"…"
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.
Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro per te unica al mondo".
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…"
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…"
"E possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra…"
"Oh! Non e sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa! E delle galline?"
"No".
"Non c’e niente di perfetto", sospiro la volpe.
Ma la volpe ritorno alla sua idea:
"La mia vita e monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara come illuminata. Conoscero un rumore di passi che sara diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e dorato, mi fara pensare a te. E amero il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:
"Per favore… addomesticami", disse.
"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domando il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi, nell’erba. Io ti guardero con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu vicino…"
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera la mia felicita. Quando saranno le quattro incomincero ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro il prezzo della felicita! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
"Che cos’e un rito?" disse il piccolo principe .
"Anche questa e una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi il piccolo principe addomestico la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "… piangero".
"La colpa e tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
"E vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi aggiunse:
"Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua rosa e unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto un mio amico e ora e per me unica al mondo".
Le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, e piu importante di tutte voi, perché e lei che ho innaffiata. Perché e lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché e lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre perle farfalle). Perché e lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché e la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e invisibile agli occhi".
"L’essenziale e invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante".
"E il tempo che ho perduto perla mia rosa…" sussurro il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
"Io sono responsabile della mia rosa…" ripeté il piccolo principe per ricordarselo.



So che non c'è niente di originale o creativo nel copiare e incollare un capitolo di uno dei libri per bambini più famosi. Ma "il piccolo principe" merita questo posto sul mio blog per due motivi. Il primo è perchè, da quando è stato scritto, continua a far sognare i bambini che si nascondono dentro ogni uomo. Secondo motivo sta nel fatto che, rileggendolo l'altra sera, non ho potuto non commuovermi; improvvisamente mi sono resa conto di essere stata addomesticata con la stessa dolcezza e pazienza di cui parla la volpe al principe.

Il colore del grano stavolta è più bello di quanto potessi mai immaginare.

venerdì 7 marzo 2008

Omaggio ai maestri



Questi uomini non sono ricordati per eroiche imprese, nè per grandi ideali.
Sono ricordati perchè erano i migliori nel loro campo, persone in grado di comunicare conoscendo la natura umana e le sue dinamiche.
Mi hanno fatto innamorare di quello considerato, da ogni pubblivoro che si rispetti, il mestiere più bello del mondo.
La mia preferenza però rimane sempre per il grande William che dagli anni 60 ad oggi continua a fare scuola.

lunedì 18 febbraio 2008

Soltanto il caso ci parla

Quando Tomas tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Terza fosse stato determinato da sei improbabili coincidenze.
Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?
Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.[…]
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d’Assisi.[…]
La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata.[…]
Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.

da "L'insostenibile leggerezza dell'essere"

martedì 12 febbraio 2008

Venite a veder voi stessi


Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi.
Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.
L'attimo fuggente (1989)

lunedì 7 gennaio 2008

Cosa non mettere in valigia


Hai fatto così tanta strada
per arrivare fino qui
ti è toccato partire bambina
la piccola valigia di cartone

ci tenevi i rossetti finti
il fracasso dell'erba che cresce
le confidenze del rivolo
l'incisione fucsia delle azalee
ci tenevi
un astuccio di gemme
e la chiave del cespuglio
gli occhi hanno preso
il colore del cielo
a forza di guardarlo
per una bambina che sapesse
già camminare
la radura era il più sicuro dei box
ma anche il più insidioso
poteva dirti all'orecchio
di tenere per te
parole come
si può fare a meno degli uomini
non si capisce perché il tempo
avrebbe dovuto fare sconti
proprio a te
e la valigia si è appesantita
delle scarpette da ballerina
imbrattate di pece
promessa sbugiardata
nel tempo di una rosa
poi qualche uomo
ha provato a prenderti
gli hai detto non è il caso
ti ha presa lo stesso
non ti sei fatta prendere
lo stesso
il suo problema
non era affare tuo
certo che anche questo è finito
in valigia
come poteva essere altrimenti?
la radura schiacciata
dal condominio
in casa finestre
sempre più chiuse
il peso della valigia
ti allungava le braccia
formate ma non finite
hai provato a provare
l'anima che non restava accordata
hai detto perché no
a uomini che facevano a meno
della tua parte di spasso
le braccia reggevano meglio
la valigia più pesante
sei andata nelle città
hai capito
che il tuo posto non era nei posti
era dove dicevi ecco
mentre di casa
non ce la facevi a dire
per esempio
il corpo rispondeva preciso
l'anima non si lasciava nemmeno
fare domande
hai tenuto la mano
di chi non ce la faceva a non morire
hai cambiato la fiducia
a chi doveva guarire da solo
hai passato informazioni
senza lesinare sulla voce
senza risparmiare le mani
la strada non finiva
la tua schiena ballava dritta
anche con le scarpe
chiuse nella valigia
hai fatto fatica a parlare davvero
non potevano credere
e allora hai parlato
per come volevano
perché anche essere gentile
è meglio di niente
ma le parole avanzate
hanno reso la valigia
quasi impossibile
hai fatto così tanta strada
per arrivare fino qui
ma adesso se vuoi
ti puoi sedere
di là c'è un bagno caldo
ti puoi sedere
di là c'è un frigo pieno
ti puoi sedere
mentre di qua
la apro io
la tua valigia
e ti mostro
che dentro
c'erano solo
un paio di farfalle
dure a morire.
Luciano Ligabue

lunedì 26 novembre 2007

Inno alla Vita


La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.

La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.
La via è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.

La vita è la vita, difendila.

Madre Teresa di Calcutta

lunedì 19 novembre 2007

IL Cuore ha sempre ragione

Il cuore ha sempre ragione


Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.


IL CUORE HA SEMPRE RAGIONE

martedì 9 ottobre 2007

Lentamente muore


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita'.


Pablo Neruda

martedì 17 aprile 2007

Il potere della Parola

E' proprio grande il potere che ha la Parola;
il potere di evocare sensazioni, emozioni, ricordi.
insiemi di lettere, apparentemente utili soltanto allo scambio di informazioni,
possono evocare, con poche sillabe, situazioni vissute,
ricordi legati ad esperienze belle o brutte
e non esisterà mai un'oggettività nel loro potere evocativo.
Il piccolo elenco che riporto di seguito cerca appunto di evocare principalmente sensazioni piacevoli ma ad alcuni potrebbero risultare indifferenti o negative, in base all' esperienza personale di ognuno.
E' affascinante però rendersi conto di quanto, della nostra esperienza, sono capaci di evocare poche parole.

Rilassatevi e pensate ad ognuna delle cose che leggete prima di passare alla successiva.

1.. Innamorarsi
2.. Ridere cosi tanto che la tua faccia si deformi
3.. Una doccia calda
4.. Nessuna coda al supermercato
5.. Uno sguardo speciale
6.. Ricevere posta
7.. Guidare lungo una strada piacevole da percorrere
8.. Sentire la tua canzone preferita alla radio
9.. Stare disteso sul letto ascoltando la pioggia che cade, fuori.
10.. Salviette calde e pulite pronte sul calorifero
11.. Trovare il maglione che ti piace tanto in vetrina, scontato a metà prezzo
12.. Un frullato di cioccolata ( o vaniglia, o fragola)
13.. Una telefonata da molto lontano
14.. Bolle di sapone
15.. Ridere per nulla
16.. Un'ottima conversazione
17.. La spiaggia
18.. Trovare un biglietto da venti nella tasca del tuo cappotto dell'inverno scorso
19.. Ridere tra se e se
20.. Ricevere una telefonata a mezzanotte che dura ore
21.. Correre in mezzo alla pioggia
22.. Ridere per nessuna ragione al mondo
23.. Avere qualcuno che ti dice che sei stupendo
24.. Ridere per una battuta che hai fatto tra te e te
25.. Gli amici
26.. Ascoltare involontariamente qualcuno che dice qualcosa di bello sul tuo conto
27.. Svegliarti e accorgerti che hai ancora alcune ore per dormire
28.. Il tuo primo bacio (sia il primo in assoluto, ma anche quello con un nuovo partner)
29.. Conoscere nuovi amici o passare del tempo con quelli vecchi
30.. Giocare con un nuovo cucciolo di cane
31.. Avere qualcuno che giochi con i tuoi capelli
32.. Fare sogni dolcissimi
33.. Una cioccolata calda
34.. Fare una viaggio in macchina con degli amici
35.. Dondolarsi sull'amaca
36.. Scartare i regali di Natale sotto l'albero mangiando biscotti e bevendo ciò che più preferisci
37.. I testi delle canzoni stampate del tuo nuovo cd, cosi potrai cantare da solo senza sentirti stupido
38.. Andare ad un concerto davvero bello
39.. Avere uno sguardo intenso con un bellissimo sconosciuto
40.. Vincere una gara davvero competitiva
41.. Fare dei dolci ricoperti di gocce di cioccolato
42.. Aver ricevuto dei biscotti fatti in casa dai tuoi amici
43.. Passare del tempo con i tuoi migliori amici
44.. Vedere sorrisi e sentire risate dei tuoi amici
45.. Tenersi la mano con qualcuno a cui tieni particolarmente
46.. Scontrarti per caso con un vecchio amico e scoprire che certe cose(brutteo belle) non cambiano mai
47.. Andare sulle migliori montagne russe più e più volte
48.. Vedere l'espressione sul volto di qualcuno mentre apre il regalo che piu desiderava
49.. Guardare il sorgere del sole
50.. Uscire dal letto ogni mattina ed essere grato per un altro splendido giorno

giovedì 5 aprile 2007

Keith Haring

Accanto all'improvvisazione e alla libertà della pittura di Pollock, tra i miei gusti artistici (per quanto ancora poco raffinati) ci sono sicuramente i graffiti di Keith Haring, artista statunitense che nel suo stile racchiude la cultura di strada newyorkese degli anni 80.
Di lui apprezzo soprattutto i colori molto accesi e lo stile bidimensionale, l'uso di un unico segno e l'assoluta semplicità, quasi infantile, dei suoi soggetti.
Ciò che non riesco a spiegare a parole è tutta emozione. Come si fa a spiegare un'attrazione per un'opera in modo del tutto razionale?





Haiku

Ultimamente sono venuta a conoscenza di questa particolare forma poetica: l'Haiku.
Si tratta di componimenti poetici di 3 versi, rispettivamente di 5-7-5 sillabe.
Senza l'uso di articolate forme lessicali e congiunzioni, regala al lettore grandi suggestioni ispirate alla natura e alle stagioni.
Mi ha lasciata profondamente colpita la capacità di sintesi e il modo in cui, i soli 3 versi, possano creare nella mente di chi li legge, immagini così ricche senza bisogno di approfondite descrizioni e, nello stesso tempo, emozioni e sensazioni personali dell'autore.

Eccone alcuni esempi italiani

79
guardo nei fossi
dicon che c'era vita
sotto le schiume

85
vecchie poltrone
imbottitura moscia
curva la schiena

210
torna la musa
ancora a ritrovarmi
di quando in quando

giovedì 29 marzo 2007

Artista dal grande genio

Nonostante io sia una persona abbastanza razionale
adoro la genialità di Pollock