venerdì 29 febbraio 2008

Il Barone Rampante dvd

Copertina cofanetto fronte e retro




Grafica dvd
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Espositore da banco
Espositore da terra

mercoledì 27 febbraio 2008

Ce la faranno i nostri eroi?

Sono ufficialmente aperte le scommesse...
chi si salverà in questa giungla di layout e copyad?

martedì 26 febbraio 2008

Rivista

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Penso di non saper scrivere


Penso di non saper scrivere.
Certo potevo rendermene conto prima.
Forse non son fatta per fare il copy.
Rimarrà sempre uno di quei talenti che sogno di avere ma in realtà non ho.
Non voglio suonare il pianoforte come Beethoven.
Non voglio saper dipingere come Pollock.
Voglio solo saper scrivere.
Certo conosco l’alfabeto.
Diciamo che conosco anche la grammatica, anche se meno dell’alfabeto, lo ammetto.
Ma questo non basta.
Le parole finiscono per rendere piccoli e sciocchi i tuoi pensieri.
Quando in realtà dentro di te sono fiumi in piena; li senti inondarti e quasi soffocare.
E poi li vedi lì, sputati fuori, rimescolati e racchiusi dentro qualche frase.
E senti come nessuno di quei pensieri abbia avuto il giusto riconoscimento.
E allora perché quando leggo c’è chi riesce a farmi emozionare e cogliere esattamente lo scorrere dei suoi pensieri?
Forse anche gli stessi autori di quei testi hanno dubitato fino all’ultimo.
Forse anche loro non ritenevano quelle parole messaggere degne delle loro emozioni.
A questa speranza mi aggrapperò.
Continuerò ad essere la più critica verso me stessa sperando in lettori più clementi.
Per ora so di voler scrivere bene e di poterlo fare.
In fondo ci sto già provando così.

lunedì 18 febbraio 2008

Soltanto il caso ci parla

Quando Tomas tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Terza fosse stato determinato da sei improbabili coincidenze.
Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?
Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.[…]
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d’Assisi.[…]
La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata.[…]
Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.

da "L'insostenibile leggerezza dell'essere"

mercoledì 13 febbraio 2008

La notte più bella

Stasera arriverà.
Sono così emozionata. Chissà se sarà stanco dopo aver viaggiato per tutte le case del mondo; oh spero tanto di stare nella lista dei buoni!
Anche se l'altra sera a cena quei broccoli non volevo prorio mangiarli, mamma ha detto che stavo rischiando di farlo arrabbiare. Maledetti broccoli adesso li mangerei ad occhi chiusi.
Speriamo non se ne sia accorto, in fondo ha così tanti bambini da controllare, potrebbe essergli sfuggito. Gli ho lasciato sul tavolo qualche biscotto e un biglietto, ci ho messo tutto il pomeriggio a fare quel disegno ma sono proprio soddisfatta. Spero tanto gli piaccia.
Mamma dice che non posso aspettarlo alzata perchè se sa che sono sveglia non entra, ma io ho un piano geniale. Ho messo vicino la porta di casa e vicino le finestre i giocattoli di Riccardo, quelli con le campanelle dentro, che ogni volta papà ci intruppa fa sempre un gran casino. Così quando entrerà, tra i giocattoli sonanti e il sacco che si porterà dietro, come farei a non sentirlo entrare?!
La mamma è appena andata via, mi ha messo a letto, mi ha dato la buonanotte e ha cercato di convincermi a dormire per farlo arrivare prima. Io ho fatto finta di aver sonno così non ha sospettato del mio piano, ma avrei qualche domanda da fargli sui Natali passati ed ho tutte le intenzioni di rimanere sveglia.
Solo non so quanto ci vorrà.
Tanto mi sveglio al minimo rumore io.
Riposo solo un po' gli occhi.
Tanto mi sveglio.___

martedì 12 febbraio 2008

Ricordando il Rossellini

Ecco qui un paio di lavori usciti dai 5 anni nell'Istituto Roberto Rossellini.
Non sono gran lavori ma testimoniano (almeno spero) che sono cresciuta sempre in direzione della stessa meta.

Bellissimi ricordi e piccole soddisfazioni come tasselli del mio mosaico di vita astratto.

Venite a veder voi stessi


Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi.
Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.
L'attimo fuggente (1989)

lunedì 11 febbraio 2008

Piccoli deliri mattutini

Maledizione ho finito i soldi.
Che senso ha continuare a girare per questo mercatino con 75 centesimi nel portafogli?
E pensare che, quando a Natale spuntavano banconote da tutti i biglietti di auguri parentali, ho pensato per un bel po’ di poterci vivere oziosamente fino alla pensione.
Forse devo avere una concezione del denaro alquanto fanciullesca.
Pazienza, prendiamola con filosofia. Continuerò a girovagare per bancarelle con l’espressione da cane bastonato che non mangia da settimane e spera nella benevolenza di qualche marocchino-vendi-orecchini.
Niente orecchini da questo posto chiassoso e colorato, con un odore ai limiti della sopportazione.
Adoro gli orecchini, come molte cose nella mia vita, li scelgo al primo sguardo, o li amo o non li vedo neanche.
Lo faccio anche coi ragazzi ma con gli orecchini almeno ho più soddisfazioni.
Potrei giocarmi casa per un paio di quei scintillanti, penzolanti, tintinnanti e originali ninnoli che non ho la possibilità di acquistare. O più realisticamente mi metto a fare la lagna davanti a qualche banchetto, nella speranza che l’afr-o-rientale davanti a me a tale scena si intenerisca, o chi sta con me mi faccia un prestito sperando di uscire da quel momento di estrema vergogna in cui l’ho incastrato, naturalmente in modo del tutto consapevole.
Niente di fatto, il mio accompagnatore è insensibile alla sofferenza altrui e l’illegale commerciante preferisce darmi un rene.
Me ne andrò, saluterò tristemente gli amati gioiellini, con la promessa di rincontrarci un giorno e finalmente poter vivere felici e contenti per la gioia dei miei lobi e la desolazione dei miei risparmi.

sabato 2 febbraio 2008

Piccola saggia principessa Sioux

Questa è la storia di Martina.
Tutti i pomeriggi, puntuale come un orologio, la sento scorazzare in giardino con la sua bicicletta dal rumorosissimo campanello e dalle rotelle sbattenti. I giorni in cui sto a casa e la sento, mi affaccio sempre.
Le fantasie di una bambina meritano di essere ammirate di nascosto perché non si compromettano.

Uno di quei giorni, verso giugno mi pare, sentendola giocare mi affacciai e mi sistemai sulla sdraio in balcone per godermi questo spettacolino della fantasia. Sapevo che sarebbe cresciuta in fretta e di queste occasioni ce ne sarebbero state sempre di meno.
Martina stava giocando in un pezzo di cortile nel quale riuscivo a vederla bene, con il parcheggio condominiale, un vasto prato, un albero ormai ventennale e un cespuglio di rose fiorite.

Era sola in cortile, lo è spesso; purtroppo nel palazzo non ci sono bambini della sua età e lei è figlia unica. Sembra che la cosa però non la rattristi, anzi scende sempre col sorriso di chi affronta la vita come se partisse per disneyworld.
Il suo gioco preferito è dare il tormento al povero gatto condominiale, che prima di ogni dormita controlla sempre che la sua aguzzina non sia nei paraggi.

Il giorno in questione, si nascondeva furtiva dietro le macchine. Scattava velocemente da un’Opel corsa ad una Panda meglio di qualsiasi 007.
Era buffa con quello sguardo vigile e guardingo, sembrava una piccola agente segreta.
Dai suoi movimenti e dai suoi sguardi capii che stava girando intorno al cespuglio di rose; lo accerchiava, lo scrutava, come se in esso fosse nascosto un gravissimo pericolo.
Capii inoltre che non si trattava di un’agente segreta ma di una principessa indiana, perché tra i capelli teneva dritta una foglia e ogni tanto lanciava urletti con la mano davanti la bocca, come solo i veri indiani d’America insegnano.
I suoi agili scatti si accompagnavano a piccole arrampicate, qualche capriola e mosse conosciute solo alla tribù sioux.
Continuava però a tenere lo sguardo fisso sul cespuglio e a girargli intorno.
Mi incuriosì molto il suo gioco, avrei voluto scendere ed unirmi a lei nell’appostamento per partecipare anche io alla battuta di caccia della sua fantasia.

Martina è sempre stata una bambina educata e rispettosa, per questo motivo mi meravogliai quando la vidi prendere delle pietre e cominciare a tirarle verso il cespuglio fiorito.
Ogni colpo era sempre più violento e carico di una rabbia che mi spaventò perché intrusa in quello che fino a poco prima era un semplice gioco.
Dopo averne tirate una ventina, Martina si fermò. Con cautela allungò il suo musetto di bimba verso il cespuglio e dopo pochi secondi si lanciò nella più movimentata e chiassosa danza della pioggia a cui abbia mai assistito (veramente anche la prima).

Mentre la guardavo trottare intorno al cespuglio e urlare felice mi accorsi di lei.
Con paura e stupore vidi il nemico che Martina aveva destinato a giusta morte lapidaria: una vipera.

Al pensiero di quell’episodio ogni volta mi scorre un brivido lungo la schiena.
L’ingenuità di una bambina, la pericolosità di un simile animale, il caso che li ha uniti in un gioco da cortile e la fantasia che ha suggerito il miglior finale per questa coraggiosa impresa di caccia indiana.
Al brivido però accompagno ogni volta la frase

“Brava, piccola saggia principessa sioux".

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